Presentazione - laspecoladibologna

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Presentazione

Per tentare di ricreare una società decente, attraverso la civile conversazione e il confronto delle idee, occorre che il "civismo" non rimanga un sentimento generico, ma si tramuti in un orientamento quotidiano, in una esperienza vivente. Bologna, come fu Lubecca per Thomas Mann, può essere allora considerata una "forma di vita spirituale". Perché, insomma, e con quali caratteristiche formatesi attraverso il tempo Bologna si presentava al filosofo inglese Thoma Hulme, che vi giungeva nel 1911, come una "perfetta città"? Siamo sicuri che tutto questo appartenga soltanto all'archeologia del ricordo e che non interpelli invece la nostra coscienza?
Le strade della nostra responsabilità iniziano davanti al portone di casa.
L'antica Spècola, la torre di osservazione astronomica voluta in Palazzo Poggi da Luigi Ferdinando Marsili, commissionata nel 1712 all'architetto Giuseppe Antonio Torri, ultimata poi da Carlo Francesco Dotti, guardava verso il cielo stellato, al confine con la vasta pianura. La nuova intende invece osservare la vicenda secolare di Bologna e i suoi protagonisti per cogliervi i punti di vista che, in un'ottica diagonale e dialogica, possano accordare e unire diverse anime della città, allo scopo di ricreare, attraverso la memoria e l'attualizzazione critica del ricordo, una "società" decorosa, che non mortifichi i cittadini attraverso l'ostentazione della dimenticanza della propria storia.
Il passato è così utilizzato non per retrocedere, ma per progredire: come una sorta di specchietto retrovisore, che ci informa non solo del percorso che stiamo compiendo, ma del fatto che non viaggiamo soli, che una moltitudine di compagni di viaggio, nel passato e nel presente, ci può guidare a diradare le nebbie del futuro.

L'associazione mostrerà una particolare  attenzione alla riscoperta dei personaggi che, in tutti i campi della loro operosità (professionale, scientifica e accademica, artistica, istituzionale, religiosa e politica), l'hanno resa celebre, in un arco temporale che privilegia, pur senza esaurirvisi, l'età contemporanea (dalla stagione napoleonica al presente), al fine di attualizzare il pensiero e le azioni di quella vera e propria "schieratura delle cime" (così avrebbe detto Roberto Longhi), nella persuasione che "ricordare innovando" il passato e "trasmettere organizzando" occasioni d'incontro e dibattito siano le due principali strade per rendere la memoria civica e i suoi protagonisti una componente essenziale della nostra attuale esperienza.

Gli artisti, gli imprenditori, gli artigiani, i politici, gli scrittori, i docenti, gli uomini di chiesa, i sindaci, i rettori, gli studenti, tutti possono e devono vivere nel nostro ricordo, in una memoria che si farà tanto più efficace quanto più sarà ibrida la materia del suo ricordo, non uncinata al compiacimento autoreferenziale dell'una o dell'altra categoria.
La contemplazione di un'immagine, come insegna il mito con Narciso o con Medusa, può essere pericolosa, può sedurre e traviare. Ma se le immagini sono molte, se tanti sono i volti da rammentare, non si corre che il rischio di vivere meglio, con maggiore consapevolezza, entro le diramazioni di una toponomastica stradale che tornerebbe a parlarci con rinnovato, non generico vigore. Non aveva altri luoghi il comune dove porre i profughi libici se non, come apprendemmo dai giornali, a Villa Aldini, sul colle dell'Osservanza? Quanto più cresce il nostro oblio dei nostri antenati, prossimi o remoti che siano, tanto più i loro luoghi vengono minacciati da un degrado che si radica anzitutto nella nostra distratta indifferenza e che poi si esprime ina una sorta di pubblico vandalismo. La vitalità del ricordo si potrebbe invece tradurre non solo in un'etica nuova e moderna, ma in percorsi urbani che gioverebbero non poco alle nostre scuole.

Senza nulla togliere ai programmi scolastici attuali, sarebbe forse opportuno che i bambini e i ragazzi, dalle scuole elementari in poi, sapessero chi fu e che cosa fece Augusto Murri. E' chiedere troppo?

Per lungo tempo, le istituzioni culturali hanno trattato il mondo privato con invidia mista a servilismo, considerandolo una sorta di bancomat cui domandare sostegni senza chiedere, in aggiunta, il contributo delle idee, del fervore, dell'entusiasmo. Eppure l'Alma Mater Studiorum nasce così, nasce da Irnerio, che, in termini attuali, potremmo definire un consulente.
E tanta e tale era la disponibilità privata ad aprirsi al dialogo e alla conversazione che la città vi si è conformata nella sua medesima forma urbana: che altro sono i portici, in senso tecnico, se non spazi privati donati allo scambio verbale delle esperienze, alla grazia arguta e calorosa della parola scambiata all'ombra delle Torri?
A questa storia appartiene, con chi la voglia seguire e sostenere, la Spècola di Bologna.

 
 
 
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